Un ambulatorio per i gatti che vivono in carcere

La colonia felina del carcere è entrata a tutti gli effetti nella vita dei detenuti, che nel 2011 se ne presero cura costruendo delle casette per l’inverno. Il progetto ora prosegue con l’ambulatorio

Nascerà un ambulatorio veterinario dentro al carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Sarà inaugurato prima dell’estate negli spazi della casa circondariale, e diventerà il luogo in cui i felini che oggi vivono «dietro alle sbarre» verranno sterilizzati. Da circa sedici anni, infatti, nel carcere torinese abita una colonia felina, che oggi è composta da circa 250 esemplari. In passato sono arrivati a essere oltre 400. E nel tempo l’Enpa si è occupata di loro facendo centinaia di interventi di sterilizzazione, spostandoli ogni volta per più giorni in altre cliniche del territorio.

«Il progetto nasce per contenere le nascite e per tutelare la salute degli animali – dice Roberto Testi, direttore del dipartimento di prevenzione unico delle Asl Torino 1 e 2 -. Coinvolgerà anche i detenuti, perché una decina di loro sarà formata alla cura e all’assistenza dei gatti». Alcuni detenuti si prendono già cura dei mici, ma la loro attività non è inserita in un programma strutturato in questo modo. Si tratta di un’iniziativa nata in sinergia tra il Comune, l’Asl, l’Ordine dei veterinari e la casa circondariale, e «l’ambulatorio diventerà così un osservatorio in cui i gatti saranno curati, se necessario, e visitati», spiega Thomas Bottello, presidente dell’ordine dei veterinari di Torino.

«Qui inizierà un censimento completo dei felini del carcere – dice Alberto Colzani, responsabile del servizio veterinario di sanità animale, area A – e sterilizzarli dopo la cattura, si applicherà il microchip». Una pratica molto meno invasiva, che durerà senza dubbio parecchi mesi. La colonia continuerà poi a essere monitorata in futuro, quando il gruppo dei quattro zampe non potrà più riprodursi. Nei prossimi mesi prenderà così forma un’iniziativa unica in città e forse in Italia, «che sarà un beneficio anche per la salute dei detenuti e dei lavoratori del Lorusso e Cutugno», aggiunge Colzani. Ma soprattutto «un progetto pilota – dice l’assessore all’ambiente Alberto Unia – che potrà diventare un modello da esportare in altre regioni, nell’idea di unire un percorso di inclusione sociale a un’attività di sensibilizzazione nei confronti degli animali».

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