Il riso entra quasi sempre nella vita di un gatto per vie traverse.
Non perché qualcuno pensi davvero che sia un alimento felino ideale, ma perché a un certo punto spunta la frase magica: “Diamogli un po’ di riso, che è leggero.”

Leggero per chi, però, è la domanda che andrebbe fatta subito.
Per noi? Forse.
Per il gatto? Dipende. E molto più di quanto si pensi.

Il riso è uno di quegli alimenti che vengono usati spesso per inerzia, per tradizione orale, per sentito dire, senza fermarsi un attimo a capire se abbia davvero un senso dal punto di vista nutrizionale.

Il riso non è un alimento pensato per il gatto, ma può avere un ruolo puramente funzionale e temporaneo solo se inserito con criterio, all’interno di un approccio consapevole alle preparazioni casalinghe, come descritto in Ricette per gatti: cosa ha senso cucinare (e cosa no).

Perché il riso viene dato ai gatti

Il riso viene tirato in ballo quasi sempre in situazioni specifiche:

  • diarrea o feci molli;

  • stomaco “in subbuglio”;

  • convalescenza;

  • tentativo disperato di far mangiare qualcosa a un gatto che rifiuta tutto.

In questi contesti il riso viene visto come un alimento neutro, che “lega”, che calma, che non disturba. E in parte è vero, ma solo se capiamo cosa stiamo facendo e perché.

Il punto fondamentale: il gatto non è un onnivoro

Qui bisogna essere chiari, anche se è scomodo.
Il gatto è un carnivoro stretto. Il suo apparato digerente è costruito per gestire proteine animali e grassi, non per basare l’alimentazione sui carboidrati.

Questo non significa che una piccola quantità di riso sia tossica o proibita.
Significa che non è un alimento necessario, né particolarmente utile se inserito senza un motivo preciso.

Quando il riso può avere un senso

Il riso può avere un ruolo molto limitato e temporaneo, soprattutto in abbinamento ad altri alimenti, come il pollo bollito, in alcune situazioni particolari.

Ad esempio:

  • in caso di diarrea lieve, per uno o due pasti, se suggerito dal veterinario;

  • come parte di una dieta blanda di emergenza, per pochissimo tempo;

  • come supporto transitorio, non come soluzione.

In questi casi il riso non è lì per “nutrire”, ma per dare una struttura al pasto, rallentare il transito intestinale e aiutare a stabilizzare la situazione.

Come preparare il riso (se proprio va fatto)

Se si decide di usarlo, il riso deve essere:

  • ben cotto, molto morbido;

  • senza sale, senza condimenti;

  • in quantità ridotta rispetto alla parte proteica;

  • preferibilmente riso bianco semplice.

Niente riso integrale, niente cereali alternativi “perché sono più sani”.
Qui non stiamo cercando fibre o benefici umani, stiamo cercando tollerabilità.

Il riso deve essere una presenza discreta, quasi marginale, non l’elemento centrale del piatto.

Quando il riso non serve (e può diventare un errore)

Il riso non serve:

  • come pasto abituale;

  • come base dell’alimentazione;

  • come sostituto di un cibo completo;

  • come soluzione a problemi cronici.

Usarlo spesso rischia di:

  • sbilanciare la dieta;

  • ridurre l’apporto proteico;

  • creare l’illusione di “mangia, quindi va tutto bene”, quando magari il problema è altrove.

In più, alcuni gatti imparano in fretta che il riso è un riempitivo poco interessante e finiscono per selezionare solo la parte proteica, lasciando il resto nella ciotola. Un segnale piuttosto chiaro di come lo considerano.

Il riso non cura nulla

È importante dirlo senza giri di parole:
il riso non cura la diarrea, non risolve problemi digestivi e non sostituisce una valutazione veterinaria se i sintomi persistono.

Può aiutare temporaneamente, può fare da tampone, ma non è una terapia.
Usarlo come tale significa rimandare il problema, non affrontarlo.

In conclusione: più lucidità, meno automatismi

Il riso per gatti non è né un nemico né un alleato indispensabile.
È uno strumento grezzo, da usare solo se serve davvero, per poco tempo e con aspettative molto realistiche.

Se c’è una regola da tenere a mente è questa:
un buon alimento completo, scelto bene, batte sempre una soluzione improvvisata a base di riso, anche se fatta con le migliori intenzioni.

Il gatto non ha bisogno di “riempitivi rassicuranti”.
Ha bisogno di proteine adeguate, costanza e meno automatismi ereditati dalla cucina umana.