Se hai un gatto, ci scommetto la faccia che almeno una volta l’hai visto fare questa scena: tu riempi la ciotola d’acqua con amore, la metti lì bella pulita, magari pure trasparente, fresca, degna di un centro benessere… e lui niente.
La annusa due secondi con quell’aria da sommelier snob, fa finta di non averla vista e poi, con naturalezza olimpica, va a bere dal sottovaso della pianta, dalla pozzanghera in giardino o – quando vuole proprio umiliarti – dal rubinetto del bagno come se avesse un contratto con l’acqua corrente.

E tu lo guardi e pensi: “Ma sei scemo?”
Lui ti guarda e pensa: “Ma lo sei tu.”

Perché no, non è un comportamento “strano”.
È un comportamento coerente. Solo che è coerente con la logica del gatto, non con la nostra, che siamo quelli che comprano la fontanella hi-tech e poi si offendono se lui preferisce una pozza sospetta vicino a un geranio mezzo morto.

La cosa che sbagliamo tutti: acqua e cibo nello stesso angolo

Una delle abitudini più comuni in casa è fare l’angolino delle ciotole: acqua accanto al cibo, tutto ordinato, comodo, “così non sporca in giro”.
È pratico, certo.
Solo che, dal punto di vista del gatto, è come se tu stessi dicendo: “Ehi, vuoi bere vicino alla carcassa?”

Non è una battuta.
Nella testa del gatto quella vicinanza non è naturale, perché per istinto ha ancora un’idea piuttosto chiara: il cibo è una cosa, l’acqua è un’altra, e l’acqua buona non sta vicino alla fonte di odori, residui, saliva e roba che marcisce.

Quando era un gatto “da fuori”, o comunque quando ragiona come se lo fosse, lui non assocerebbe mai il posto dove mangia al posto dove beve.
Mangiare significa “preda”.
E intorno alla preda, nella natura, ci sono rischi: contaminazione, batteri, insetti, odori forti.

Quindi sì: anche se oggi il tuo gatto mangia croccantini in una cucina con parquet e luce calda, dentro di lui c’è ancora quel pezzo di istinto antico che gli sussurra: l’acqua pulita si cerca altrove.

L’acqua “vicino al cibo” per molti gatti è acqua sospetta

E qui succede l’equivoco più grande: tu pensi che la ciotola sia perfetta, perché l’hai appena riempita.
Lui invece la percepisce come potenzialmente contaminata, anche se tu non ci vedresti nulla.

Basta pochissimo perché quell’acqua diventi “non interessante” o “non affidabile”: un granello di croccantino caduto dentro, un odore di pappa umida rimasto nell’aria, la ciotola lavata ma non sciacquata benissimo, la plastica che trattiene sapori, perfino la posizione troppo vicina alla parete o in un punto dove non si sente tranquillo.

E allora che fa?
Fa quello che fa sempre quando qualcosa non lo convince: va altrove.

E no, non perché è stupido.
Perché nella sua logica “altrove” spesso significa “più sicuro”.

Il sottovaso, per esempio, non è solo acqua: è acqua che sta lontana dal cibo e che spesso ha un odore neutro, “di terra”, che al gatto può sembrare più naturale della ciotola sterile.
La pozzanghera, uguale: per noi è sporcizia, per lui è acqua “di ambiente”, e a volte ha anche quella cosa irresistibile che i gatti amano tantissimo…

Il fascino proibito dell’acqua “viva” (e della tua umiliazione)

Se il gatto può scegliere tra acqua ferma e acqua che si muove, molti scelgono la seconda senza pensarci troppo.
Perché nell’istinto felino l’acqua corrente è acqua che “si rinnova”, quindi più pulita, più fresca, meno rischiosa.

E infatti, quando vedi un gatto che si fissa sul rubinetto, non è solo per fare scena (anche se un po’ sì, ammettiamolo).
È perché quel movimento lo convince: è acqua che non ristagna.

E lì scatta la classica situazione da vita vera: tu apri il rubinetto mezzo secondo, lui beve tre micro-sorsi come se stesse degustando un vino raro, poi se ne va soddisfatto, lasciandoti con la sensazione di aver appena lavorato come cameriere in un ristorante per gatti.

Funziona così.

Fontanella sì o no?

Se hai un gatto che beve poco oppure che fa lo snob con la ciotola, la fontanella spesso è una scelta intelligente, perché mette insieme due cose che ai gatti piacciono davvero: acqua che si muove e acqua che “sembra nuova”.
E in tanti casi aumenta l’interesse e la frequenza con cui bevono, senza doverli inseguire per casa come se fossero un adolescente disidratato.

Come far bere di più il gatto (senza trasformare casa in un acquitrino)

Non serve diventare pazzi, ma qualche mossa furba aiuta davvero, soprattutto se il tuo gatto è uno di quelli che guardano la ciotola d’acqua come se fosse un’offesa personale.

Cambia la posizione: l’acqua non deve stare incollata al cibo

Se puoi, sposta l’acqua in un punto un po’ più “neutro”, lontano dalla zona pappa.
Molti gatti, già solo con questo, cambiano atteggiamento.

Metti più punti acqua (sì, anche se ti sembra esagerato)

Se la casa è grande o se hai più gatti, una sola ciotola spesso non basta.
E poi diciamolo: ai gatti piace l’idea di avere alternative, perché l’alternativa è potere.

Scegli il materiale giusto

Ceramica, vetro o acciaio spesso funzionano meglio della plastica, che può trattenere odori e sapori e diventare “sgradevole” anche se sembra pulita.

Acqua fresca davvero, non “acqua che è lì da ieri”

Cambiare spesso l’acqua è una di quelle cose semplici che fanno la differenza, soprattutto in estate, quando l’acqua nella ciotola può diventare tiepida e, per un gatto, automaticamente meno interessante.

Conclusione: non è capriccio, è istinto (e anche un po’ carattere)

Il gatto che beve dalla pozzanghera mentre ignora la tua ciotola perfetta non sta facendo il ribelle per sport.
Sta seguendo una logica che per lui è naturale: acqua e cibo non sono “coppia”, l’acqua ferma non sempre convince, e le fonti alternative spesso sembrano più sicure o più interessanti.

Se tu riesci a rispettare questa cosa (anche solo spostando la ciotola e dandogli più scelta), spesso cambia tutto: beve di più, si stressa di meno e tu smetti di vivere con la sensazione di essere stato battuto mentalmente da una pozzanghera.

Che, ammettiamolo, è un po’ umiliante.