Pepita e l’utopia dell’amicizia felina

Pepita è entrata in casa con un progetto molto preciso, anche se nessuno le aveva chiesto una presentazione PowerPoint.
Nel suo mondo ideale, la convivenza tra gatti funziona in modo semplice, lineare e assolutamente irrealistico: ci si incontra, ci si annusa, ci si guarda negli occhi e, nel giro di poco, si diventa una grande famiglia felice che condivide divani, cuscini e probabilmente anche una playlist chill per i pisolini pomeridiani.

Pepita non contempla l’ipotesi che qualcuno possa non volerle bene.
Non perché sia arrogante, ma perché nella sua testa tonda e compatta questa eventualità proprio non esiste. Lei è arrivata pronta ad amare tutti, e questa cosa — come spesso accade — si è rivelata un problema.

Pepe e l’arte dell’attacco preventivo

Pepe non è diffidente. Non è uno di quelli che scappa sotto il letto al minimo rumore o che passa le giornate a fissare gli angoli della stanza come se ci fosse un demone invisibile. Pepe è vigile, rapido, e dotato di una soglia di tolleranza che si misura in millimetri.

Pepita si avvicina con il suo solito passo morbido, convinta che basti essere gentili perché tutto funzioni. Pepe la guarda arrivare, la osserva con attenzione, sembra persino curioso. Per un attimo lei pensa: “Ecco, ce l’ho fatta”.

Poi Pepe attacca.

Non con cattiveria, non con rabbia, ma con quell’energia un po’ disordinata di chi decide che è meglio chiarire subito come stanno le cose. Un’azione rapida, un gesto secco, e la questione per lui è chiusa. Pepita rimane lì, leggermente spiazzata, con l’espressione di chi aveva preparato un discorso e si ritrova invece in una rissa da bar durata mezzo secondo.

Pepe, nel frattempo, ha già archiviato l’evento e sta pensando ad altro, perché nella sua testa tutto è andato esattamente come doveva andare.

Frodo e il terrore nato da un equivoco

Frodo, all’inizio, era terrorizzato. Non un po’ preoccupato: proprio terrorizzato. Pepita, nella sua forma compatta, con gli occhi enormi e l’aria da creatura indefinita, aveva attivato in lui ogni possibile allarme felino.

Nuovo gatto.
Forma strana.
Presenza imprevista.
Conclusione: pericolo.

Poi, col tempo, Frodo ha fatto quello che sa fare meglio: osservare, valutare, riconsiderare. Ha capito che Pepita non era arrivata per cacciarlo via dal divano, che nessuno stava minacciando il suo spazio vitale, e che il mondo non stava collassando come inizialmente previsto.

Oggi Frodo riesce a stare a mezzo metro da lei sul divano senza scappare. Non è poco. Ci sono ancora soffiatine, piccole e ben dosate, giusto per ribadire che l’amicizia non è all’ordine del giorno e che le distanze vanno rispettate. Ma non c’è più il panico, e per Frodo questo equivale a un progresso storico.

Jack, neutrale per vocazione

Jack osserva la situazione con il distacco di chi ha visto abbastanza nella vita da non voler più intervenire. Non prende posizione, non si schiera, non mostra interesse per le dinamiche sociali del gruppo. Se Pepita si avvicina troppo, una soffiatina educata parte, giusto per chiarire i confini. Poi Jack torna immediatamente ai suoi affari, che consistono per lo più nel dormire e giudicare il mondo in silenzio.

Pepita, con Jack, non sa bene cosa fare. Lui non la attacca, non la respinge con forza, ma non le concede nemmeno l’illusione di un legame. È come parlare con qualcuno che risponde sempre “mmh” e poi cambia stanza.

Jodie e la convivenza pragmatica

Jodie soffia. Sempre. È il suo linguaggio di base. Non è rabbia, non è rifiuto totale: è un modo per dire “io sono fatta così, non prendertela”. Pepita lo ha capito abbastanza in fretta, anche perché dopo il soffio spesso arriva il momento più significativo di tutti: la nanna condivisa sul divano.

Nessuna effusione, nessuna amicizia dichiarata, ma una convivenza concreta e sorprendentemente funzionale. Jodie ha risolto la questione in modo semplice: non serve essere amiche, basta non darsi fastidio. Pepita, però, non è ancora pronta ad accettare una verità così adulta.

La grande frustrazione di Pepita

Pepita continua a provarci. Con pazienza, con ostinazione, con quella fiducia incrollabile di chi pensa davvero che, prima o poi, tutti capiranno. Si avvicina, si ferma, osserva, aspetta. Riceve soffi, piccoli rifiuti, distanze ben segnate. Ogni volta rimane lì un secondo di troppo, come se stesse cercando di capire dove ha sbagliato.

Lei voleva amici.
Ha trovato regole.
E non era preparata.

Eppure non smette. Perché Pepita è così: convinta che l’amore, alla lunga, vinca su tutto. Anche sui soffi, sugli attacchini improvvisi e sui gatti che preferiscono l’indifferenza a qualsiasi legame.

Forse un giorno capirà che, nel mondo felino, convivere senza scannarsi è già una forma altissima di armonia. Nel frattempo continuerà a sedersi lì, con quella faccia tonda e sincera, a chiedersi perché nessuno voglia entrare nel suo club dell’amicizia universale.

E, paradossalmente, è proprio questo che la rende impossibile da non amare.