C’era una volta un gatto che non voleva aspettare.
Non perché fosse irrequieto, né particolarmente nervoso, ma perché l’attesa gli sembrava sempre una perdita di tempo, uno spazio vuoto che andava riempito in qualche modo, possibilmente subito.
Aspettava il cibo, certo, ma anche il ritorno degli umani, il rumore familiare delle chiavi, l’apertura di una porta, il momento giusto per salire su un letto che, secondo lui, avrebbe dovuto essere disponibile senza condizioni.
Quando qualcosa tardava, il gatto si agitava.
Camminava avanti e indietro, si fermava davanti al punto esatto da cui doveva arrivare ciò che aspettava, fissava con intensità crescente, come se lo sguardo potesse accelerare il tempo.
Ogni minuto in più diventava un’offesa personale, ogni ritardo una prova che il mondo non stava rispettando le regole non scritte che lui aveva stabilito.
E così il gatto passava molte giornate in uno stato di lieve ma costante tensione.
Non si rilassava mai del tutto, perché qualcosa doveva sempre succedere, e se non succedeva significava che stava succedendo male.
Guardava gli altri gatti dormire durante l’attesa e non capiva come potessero permetterselo, come potessero sprecare tempo prezioso proprio quando bisognava essere pronti, vigili, prontissimi.
Un giorno, sfinito, si sdraiò vicino alla porta che aspettava da ore, deciso a restare lì finché non si fosse aperta.
Ma il sonno arrivò piano, senza chiedere il permesso, e lo colse mentre ancora stava aspettando.
Quando si svegliò, la porta era aperta.
Non aveva perso nulla, non aveva mancato il momento, e ciò che aspettava era arrivato comunque, senza bisogno della sua sorveglianza ostinata.
Fu allora che il gatto comprese qualcosa che gli sembrò inizialmente ingiusto, e poi sorprendentemente rassicurante.
Che l’attesa non è sempre un errore.
Che a volte il tempo non va riempito, ma attraversato.
E che dormire mentre aspetti non significa rinunciare, ma fidarsi del fatto che le cose, se devono arrivare, trovano sempre il modo giusto per farlo.
Da quel giorno il gatto continuò ad aspettare, perché nessuno può smettere davvero di farlo, ma smise di lottare contro l’attesa, e scoprì che il tempo, quando non lo insegui, diventa meno pesante.
Morale felina
Non tutto arriva subito.
Ma quasi tutto arriva comunque.
E i gatti, quando smettono di fissare la porta, dormono meglio.















