Genny vs la lettiera intelligente: episodio 2

“La diplomazia è fallita”

Era trascorso abbastanza tempo da permettermi di illudermi che l’incidente della “navicella bianca” fosse solo una parentesi assurda della mia vita da umana al servizio felino. Un mese intero di normalità: la lettiera classica, con la sua sabbia semplice, le sue nuvole di polvere pronte a invadere ogni fessura del pavimento, e la mia schiena piegata nella stessa posizione umiliante che ogni gattaro conosce. Frodo, da parte sua, si godeva quel ritorno alla tradizione come un aristocratico che ha appena sventato un colpo di stato. Io, invece, provavo quella strana sensazione di chi ha perso una battaglia contro un elettrodomestico e non ha ancora elaborato il lutto.

Ogni volta che aprivo lo sgabuzzino per prendere un rotolo di carta o una busta della spesa, lei era lì. Immobile. Bianca. Voluminosa. L’astronave silente della sconfitta. Sembrava quasi inclinata, come se mi osservasse di lato con aria giudicante, pronta a ricordarmi che, nella lotta tra intelligenza artificiale e intelligenza felina, avevo puntato sul cavallo sbagliato.

E poi c’erano le notifiche dell’app. Perché, nella mia ingenuità, avevo lasciato attivi gli avvisi. La prima volta che il telefono ha vibrato con un allegro “Ehi! È da un po’ che non ci usiamo!”, ho provato la stessa inquietudine di chi riceve un messaggio dall’ex alle tre del mattino. Non ho risposto, ovviamente. Ma lei ci ha riprovato. Ogni due giorni. Puntuale. Insistente. Quasi passivo-aggressiva. Finché non ho iniziato a chiedermi se non fossi finita in una relazione tossica con una lettiera.

🚀 Il grande ritorno

Una sera, complice la noia, una certa fiducia mal riposta nelle mie capacità e forse un calo temporaneo delle funzioni cognitive, ho deciso che era arrivato il momento di dare alla tecnologia una seconda possibilità. L’ho sollevata – o, meglio, trascinata come un frigorifero portatile – fuori dallo sgabuzzino, e mentre la appoggiavo in salotto ho provato una sensazione assurda: un misto tra entusiasmo e terrore. Come se stessi resuscitando un’antica divinità pronta a reclamare vendetta.

Frodo è comparso sulla soglia del corridoio con l’andatura lenta e teatrale di chi sa già che sta assistendo a un errore umano monumentale. Si è seduto, ha osservato la scena in silenzio per qualche secondo e poi, senza dire nulla (perché i gatti non parlano, ma sanno comunicare fin troppo bene), ha girato la coda e se n’è andato. Il suo messaggio era chiaro: “Sei di nuovo sulla strada sbagliata, donna.”

Ma io ero determinata. O cocciuta. O entrambe le cose.

🤖 La strategia scientifica (che già sapevo sarebbe finita male)

Stavolta volevo fare le cose per bene. Ho consultato articoli, forum, esperti che parlavano della lettiera intelligente con un fervore quasi religioso. Tutti concordavano sulla stessa formula magica: rendere l’esperienza “positiva, graduale, rassicurante”.

Così ho creato un setup degno di un reality show per gatti. Posizione tranquilla. Sabbia preferita. Feromoni. Un grazioso tappetino antisabbia. E, come ciliegina sulla torta della disperazione, un premietto morbido appoggiato accanto all’ingresso della camera orbitale.

Frodo è tornato. Ha annusato. Ha afferrato il premietto con un movimento rapido e chirurgico. Poi si è allontanato con passo leggero e aristocratico, portandoselo a mangiare sul divano come se fosse esattamente quello il suo piano fin dall’inizio. Mi sono ritrovata a fissare la lettiera, consapevole che in quel momento ero stata manipolata con la stessa eleganza con cui un gatto può manipolare un pianeta intero.

🐈‍⬛ Il momento epico (e l’inizio del disastro)

Poi, quando ormai avevo deciso di abbandonare la missione e tornare alla mia vita di paletta e rassegnazione, è accaduto l’impensabile. Frodo si è avvicinato alla lettiera, l’ha studiata con quell’espressione da esperto d’arte contemporanea che decide se un’opera sia geniale o una bufala, ha messo dentro una zampa, poi un’altra, e con una lentezza solenne è entrato completamente.

Io ho trattenuto il respiro, temendo che qualsiasi movimento avrebbe potuto compromettere il fragile equilibrio del momento. E proprio quando stavo per abbandonarmi a un senso di trionfo… la lettiera ha emesso un BIP, si è illuminata e ha iniziato il ciclo di pulizia con Frodo ancora dentro.

La scena successiva è stata un misto tra un documentario sulla fauna selvatica e un film d’azione con protagonista un gatto ninja. Frodo è balzato fuori con una torsione degna di un atleta olimpico, ha corso per il corridoio con la coda gonfia come un piumino da spolvero impazzito, mentre la lettiera, del tutto indifferente al caos emotivo appena generato, continuava a pulirsi con il ritmo placido di un robot ottuso.

Il mio telefono ha vibrato:
“Errore di calibrazione.”

Io ho risposto verbalmente:
“Errore tuo, cervello mio.”

💥 La guerra fredda

Nei giorni successivi qualcosa si è incrinato nell’equilibrio domestico. Frodo evitava la lettiera come se fosse un varco dimensionale. E io, ormai legata sentimentalmente all’idea di far funzionare quella maledetta macchina futuristica, mi ostinavo a lasciare tutto in funzione, sperando in un miracolo.

Ma quello che è arrivato non era un miracolo: era un incubo.

Nel cuore della notte, quando la casa era immersa nel silenzio, la lettiera si attivava da sola. Bip improvvisi. Rumori meccanici. Rotazioni lente e inquietanti. Sembrava il preludio di un’invasione robotica. A volte mi svegliavo di soprassalto, convinta che ci fosse un mixer acceso in salotto, e trovavo Frodo seduto nella penombra, a fissare la lettiera come si fissa un nemico storico.

Una mattina, all’alba, ho ricevuto una notifica dell’app:
“Utilizzo registrato: 1.”

Sono corsa in salotto con una speranza ridicola e infantile. La lettiera era pulita, impeccabile, pronta a sfilare in passerella. Frodo era seduto accanto, con quell’aria fiera e un po’ compiaciuta di chi sa di aver scritto una pagina importante della storia.

Poi ho abbassato lo sguardo.
Sul tappetino.
Davanti all’ingresso.

Un regalo.

Non dentro.
Davanti.

Non un errore.
Una dichiarazione.

“Uso la tecnologia. Ma dettando io le regole.”

🐾 Epilogo (per ora)

La lettiera intelligente è tornata nel suo armadio, come un mostro ibernato in attesa di un nuovo capitolo. Io sono tornata alla paletta, alla sabbia classica e alla schiena piegata, con la dignità che lentamente si ricostruisce, grumo dopo grumo.

Frodo, invece, passeggia per casa con la sicurezza di chi ha vinto una guerra senza sparare un colpo.

E io ho finalmente capito una verità universale:

LA TECNOLOGIA PUÒ ESSERE INTELLIGENTE.
MA IL GATTO È STRATEGICO.
E IL GATTO VINCE. SEMPRE.

💡 Il consiglio di Genny – Episodio 2

“SE UN ROBOT TI SFIDA… TU NON RISPONDERE. ASPETTA. CI PENSERÀ IL GATTO.”