La Banca di Piacenza ha lanciato un conto speciale, «Amici fedeli», per gli umani che vivono con animali domestici. Prevede convenzioni con cliniche veterinarie, un’assicurazione, convenzioni con negozi specializzati e via abbaiando (o facendo le fusa o cinguettando, a seconda delle preferenze).

Nell’attesa che ci diano la possibilità di intestare direttamente un conto alle bestie a quattro zampe, che non lo gestirebbero certo peggio di quelle a due, come dimostrano le recenti vicende di certe banche italiane, si tratta dell’ennesima notizia che certifica l’inarrestabile ascesa sociale dei «pets».

Un recente e brillante saggio di Guido Guerzoni, appunto «Pets» (Feltrinelli, 2017) ha spiegato «come gli animali domestici hanno invaso le nostre case e i nostri cuori». I numeri sono impressionanti. Più di un italiano su due, 35 milioni su 60, vive con un animale in casa (familiari esclusi); nel mondo, sono tre miliardi e mezzo di persone. Secondo una ricerca americana del 2015, il 71% dei genitori di cani e gatti li lascia dormire nel suo letto, il 64 compra loro dei regali quando va in vacanza, il 45 festeggia il loro compleanno e il 50 parla con loro (del resto, sono interlocutori ideali: ti ascoltano con più attenzione dei colleghi e dicono senz’altro meno sciocchezze).

Quanto alla vita vera, quella che si svolge sui social media, lì il trionfo dell’animale è completo. Nulla acchiappa like più del gattino. Ogni giorno nel Regno Unito vengono postate tre milioni e 800 mila foto di gatti, mentre 350 mila britannici hanno creato un account Facebook, Twitter o Instagram al loro animale ritenendo, non senza solide ragioni, che lui «sia più interessante di loro», testuale. Nel 2015, il Museum of Moving Image di New York ha presentato una mostra dal titolo definitivo: «Come i gatti hanno conquistato Internet». E, aggiungiamo, senza vendere dati sensibili.

I moralisti, ovviamente, s’indignano. In effetti, irritano gli eccessi di certi decerebrati, ma soprattutto di certe decerebrate, che mettono il visone al cagnolino o smaltano le unghie al gatto. L’umanizzazione delle bestie può dar fastidio, anche se meno delle bestialità degli umani cui siamo quotidianamente testimoni. Però altrettanto ipocrita è la solita litania modello «occupatevi degli uomini e non degli animali», come se un impegno escludesse l’altro e, soprattutto, come se coccolare i nostri baby pelosi non significasse coccolare noi stessi. Non è un caso che questa petfilia e talvolta petfollia sia esplosa in questi nostri tempi forse cupi e di certo noiosi. A parte Cristiano Ronaldo, le certezze scarseggiano. La famiglia «umana» è in crisi, le religioni anche, l’economia pure, la politica non ne parliamo. Gli intellettuali di riferimento sono spariti, e in compenso imperversano Fedez e la Ferragni. Grandi figure non se ne vedono, ideali idem e ormai hanno ampiamente stufato perfino gli chef stellati e i grandi stilisti. Il mood è mesto, l’atmosfera fra lo sconsolato e il rassegnato. Lasciateci almeno l’abbraccio pietoso e peloso del nostro animale.

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