Ci sono cibi che fanno paura solo a nominarli.
Il cioccolato, l’alcol, certe piante: lì scatta subito l’istinto di protezione, ed è giusto così.

Poi ce ne sono altri che non fanno rumore.
Non hanno un’etichetta rossa mentale, non sembrano un problema, anzi: spesso sono proprio quelli che associamo all’idea di “cura”, di “premio”, di “poverino, avrà fame”.

Ed è qui che nascono gli errori più comuni.
Non per negligenza, ma per abitudine, per imitazione, per quell’idea tutta umana che ciò che è innocuo per noi lo sia anche per lui.

Spoiler: non funziona così.

Il tonno “ogni tanto”: quando l’eccezione diventa la regola

Il tonno è uno di quei casi in cui il gatto collabora attivamente all’equivoco.
Lo ama, lo cerca, lo reclama con convinzione. E quando una cosa piace così tanto, è difficile pensare che possa essere sbagliata.

Il problema non è il tonno in sé, ma come e quanto viene usato.
Quello in scatola per umani:

  • è povero di nutrienti essenziali per il gatto

  • spesso contiene sale o oli

  • non è bilanciato per un carnivoro stretto

Dato ogni tanto non provoca disastri immediati.
Dato spesso, però, crea squilibri nutrizionali, selettività alimentare e quella fastidiosa situazione in cui il gatto rifiuta tutto ciò che non sa di tonno.

E poi ci si chiede perché “non mangia più nulla”.

Pane, pasta e riso: il comfort food che non conforta

Questi sono gli alimenti del “non gli farà mica male”.
Un boccone di pane secco, un po’ di riso in bianco, due spaghetti avanzati.

Il gatto li mangia, a volte volentieri.
Ma il suo organismo non è progettato per usarli come fonte energetica utile.

I carboidrati:

  • non sono necessari nella dieta del gatto

  • non apportano benefici reali

  • possono dare un senso di sazietà che lo allontana dal cibo corretto

Il risultato non è spettacolare, ma costante: digestione lenta, gonfiore, aumento di peso, feci irregolari.
Tutte cose che sembrano “normali”, finché non smetti di darle e improvvisamente migliorano.

Salumi e formaggi: piccoli bocconi, grandi conseguenze

Il gatto che ti guarda mentre stai mangiando prosciutto o formaggio è una scena quotidiana.
E il bocconcino “tanto è piccolo” sembra una concessione innocente.

Qui il problema non è solo il lattosio o il grasso.
È il sale, quello che non vedi ma che c’è sempre.

Il gatto è molto più sensibile al sodio rispetto a noi.
Un’assunzione ripetuta, anche minima, può affaticare reni e fegato, alterare la sete e creare squilibri che emergono solo quando il danno è già avviato.

E quando si parla di reni, nei gatti, non conviene mai sottovalutare.

Uova: naturali sì, adatte no (almeno non sempre)

Le uova hanno quell’aura di alimento “puro”, nutriente, quasi universale.
Ma anche qui serve fare una distinzione che spesso viene ignorata.

  • Crude: possono interferire con l’assorbimento di vitamine essenziali e comportano rischi batterici.

  • Cotte: in piccolissime quantità possono essere tollerate, ma non sono comunque un alimento pensato per il gatto.

La domanda da farsi non è “può mangiarle?”.
È “che beneficio ne trae, rispetto a un cibo formulato per lui?”.

Spesso la risposta è: nessuno.

Yogurt, latte vegetale e alternative “più sane”

Quando si scopre che il latte vaccino non va bene, molti cercano scorciatoie: yogurt, latte senza lattosio, bevande vegetali.

Il problema è che:

  • il gatto non ha bisogno di questi prodotti

  • molti contengono zuccheri, addensanti, aromi

  • l’intestino felino non è progettato per gestirli

Il risultato è una serie di piccoli disturbi che vanno e vengono, abbastanza lievi da essere ignorati, abbastanza persistenti da creare disagio.

E il gatto, come spesso fa, non protesta. Si adatta.

Il punto chiave: “non tossico” non significa “giusto”

Questo è il vero nodo della questione.
Molti cibi non sono velenosi in senso stretto, ma non sono adatti.

Il gatto non ha bisogno di:

  • varietà casuale

  • cibo condiviso

  • assaggi per affetto

Ha bisogno di una dieta coerente, semplice, pensata per il suo metabolismo.
Tutto il resto è rumore di fondo che, nel tempo, presenta il conto.

Quando è il caso di fermarsi e chiedere aiuto

Se dopo aver mangiato qualcosa di insolito il gatto:

  • vomita ripetutamente

  • ha diarrea che non passa

  • appare abbattuto o strano

  • rifiuta il cibo

non aspettare che “passi da solo”.

In conclusione

Molti degli errori alimentari più comuni nascono dall’intenzione migliore: voler condividere, premiare, dimostrare affetto.

Ma il gatto non misura l’amore in bocconi.
Lo misura in benessere, continuità, assenza di fastidi.

A volte, il gesto più gentile non è dare qualcosa in più.
È togliere ciò che non serve.