Quando si parla di alimentazione del gatto, il confronto tra “naturale” e “industriale” diventa spesso una guerra di religione. Da una parte chi demonizza qualsiasi bustina o croccantino, dall’altra chi considera l’alimentazione naturale una moda pericolosa. In mezzo, come al solito, ci sono gatti veri e persone che cercano solo di fare la cosa giusta senza impazzire.

Il problema è che questo dibattito è pieno di falsi miti, semplificazioni e convinzioni ripetute così tante volte da sembrare vere. E quando si prendono decisioni partendo da premesse sbagliate, anche la scelta migliore rischia di diventare quella sbagliata.

Vediamoli, uno per uno, senza tifoserie.

“Naturale” non significa automaticamente più sano

Questo è probabilmente il mito più duro a morire.
L’idea che “naturale = migliore” funziona benissimo nel marketing, molto meno nella nutrizione felina.

Un’alimentazione naturale può essere ottima se è bilanciata, controllata e adatta al singolo gatto. Se invece è improvvisata o basata su ingredienti scelti “a sentimento”, non diventa migliore solo perché non è industriale. Diventa semplicemente meno controllata.

La salute del gatto non dipende dall’etichetta, ma dall’equilibrio nutrizionale.

“Il cibo industriale è tutto scadente”

Altro mito diffusissimo.
Esiste cibo industriale pessimo, certo. Ma esiste anche cibo industriale formulato con criteri molto più rigorosi di tante diete casalinghe fatte in casa senza competenze specifiche.

Pensare che tutto ciò che arriva in una lattina o in un sacco sia automaticamente “chimico” o “nocivo” è una semplificazione che non regge. Il punto non è industriale sì o no, ma qualità, composizione e adeguatezza.

Un buon alimento commerciale può essere una scelta sicura, stabile e adatta a moltissimi gatti.

“Se lo mangia volentieri, allora gli fa bene”

Questo vale sia per il naturale che per l’industriale, ed è uno dei fraintendimenti più pericolosi.

Il gusto non è un indicatore di salute.
I gatti mangiano ciò che li attrae, non ciò che è nutrizionalmente corretto nel lungo periodo. Basarsi solo sull’appetibilità è come giudicare una dieta umana dal sapore del cibo: funziona per un po’, poi presenta il conto.

“O tutto naturale o niente”

La realtà, come spesso accade, è molto meno estrema.
Molti gatti stanno benissimo con un’alimentazione mista, altri con una dieta commerciale ben scelta, altri ancora con percorsi più personalizzati. Pensare che esista una sola strada giusta per tutti è il modo migliore per sbagliare.

Il gatto non deve adattarsi alla filosofia alimentare del proprietario. È l’alimentazione che deve adattarsi al gatto.

“Chi sceglie l’industriale lo fa per comodità”

Questo mito è più sottile, ma altrettanto ingiusto.
Scegliere un buon alimento commerciale può essere una decisione consapevole, responsabile e perfettamente orientata al benessere del gatto, soprattutto quando si conoscono i propri limiti di tempo, competenze e costanza.

La comodità non è un difetto se evita errori. È una forma di realismo.

Il vero errore: scegliere per principio invece che per il gatto

Il filo rosso che lega tutti questi miti è uno solo: l’ideologia.
Quando si sceglie un’alimentazione per principio, per convinzione personale o per appartenenza a una “corrente”, il gatto passa in secondo piano. E questo è sempre un problema.

Non esiste un’alimentazione perfetta in assoluto.
Esiste quella più adatta a quel gatto, in quel momento della sua vita, con quelle condizioni e con quella gestione.

In conclusione

Naturale e industriale non sono due squadre avversarie.
Sono strumenti diversi, con pro e contro, che vanno capiti prima di essere scelti.

Liberarsi dai falsi miti è il primo passo per fare davvero una scelta informata.
E una scelta informata, quasi sempre, è già una buona scelta.