C’è una fase in cui quasi tutti, prima o poi, ci passano.
Si comincia a leggere, si confrontano opinioni, si scopre che esiste un mondo oltre il cibo industriale e, a un certo punto, nasce l’idea: “Forse potrei fare qualcosa di più naturale per il mio gatto”.
Fin qui, tutto legittimo.
Il problema nasce nel momento esatto in cui il veterinario sparisce dall’equazione e viene sostituito da forum, gruppi Facebook, video da trenta secondi e convinzioni personali.
Perché sull’alimentazione naturale si può discutere.
Sull’improvvisazione, no.
Il veterinario non è un optional, è il punto di partenza
Uno degli errori più frequenti è pensare che il veterinario serva solo “se qualcosa va storto”.
In realtà, quando si parla di alimentazione — soprattutto se si esce dai binari standard — il veterinario dovrebbe essere coinvolto prima, non dopo.
Ogni gatto ha una storia clinica, anche quando sembra sanissimo. Età, peso, stile di vita, eventuali sensibilità digestive, problemi passati o predisposizioni future contano molto più di quanto si creda.
E sono tutte informazioni che non emergono da una lista di ingredienti “consigliati”.
Il fai-da-te alimentare non è come il bricolage
C’è una differenza enorme tra costruire un tiragraffi e costruire una dieta.
Nel primo caso, se sbagli, il gatto lo ignora.
Nel secondo, se sbagli, il gatto paga con la salute.
Il punto è che molti errori alimentari non fanno danni immediati. Si accumulano lentamente, in silenzio. E quando i segnali diventano evidenti — perdita di peso, apatia, problemi digestivi, alterazioni nei valori del sangue — spesso si è già andati oltre il semplice “aggiustiamo un po’ le dosi”.
“Il mio gatto sta bene” non è una diagnosi
Questa frase merita una menzione speciale, perché è la più pericolosa.
Un gatto può sembrare stare bene per mesi mentre il suo organismo sta compensando squilibri nutrizionali importanti. I gatti sono maestri nel mascherare il disagio, e non perché siano stoici: semplicemente perché la loro fisiologia funziona così.
Il veterinario, invece, non guarda solo il comportamento. Guarda i parametri, gli esami, l’evoluzione nel tempo. Ed è l’unico che può dire se una scelta alimentare è davvero sostenibile o solo apparentemente innocua.
Internet non conosce il tuo gatto
Le esperienze altrui possono essere utili, ma non sono protocolli.
Quello che ha funzionato per un altro gatto, con un’altra età, un altro metabolismo e un’altra storia clinica, non è automaticamente replicabile.
Quando si elimina il confronto con un professionista, si finisce per adattare il gatto alla dieta invece di adattare la dieta al gatto. E questo, nel lungo periodo, è sempre un errore.
Il ruolo del veterinario è prevenire, non correggere i disastri
Coinvolgere un veterinario non significa “farsi bocciare l’idea”.
Significa evitare di arrivare al punto in cui non ci sono più margini di manovra.
Un’alimentazione naturale, se scelta, va monitorata, aggiustata, rivalutata nel tempo. I bisogni cambiano, il corpo cambia, e quello che andava bene un anno fa potrebbe non andare più bene oggi. Senza un riferimento competente, è facilissimo non accorgersene.
La verità scomoda (ma necessaria)
Improvvisare in cucina può far danni a una ricetta.
Improvvisare sull’alimentazione di un gatto può far danni a un organismo che non ha alternative.
Voler fare il meglio per il proprio gatto è una cosa bellissima.
Pensare di poter fare tutto da soli, senza competenze specifiche, è il modo più rapido per fare l’opposto.
E no, non è una questione di essere bravi o meno.
È una questione di responsabilità.

















