C’era una volta un gatto che voleva capire tutto.

Non era curioso come lo sono tutti i gatti, che annusano, osservano e poi decidono se ignorare o distruggere; no, questo gatto voleva capire davvero, voleva sapere perché le cose accadevano proprio in quel modo e non in un altro, perché certi rumori arrivavano sempre quando nessuno li aspettava e perché alcune presenze si facevano sentire prima ancora di essere viste.

Passava ore seduto fermo, con la coda perfettamente avvolta intorno alle zampe, gli occhi leggermente socchiusi e l’aria di chi sta riflettendo su qualcosa di molto importante, anche se agli umani sembrava semplicemente che stesse fissando il vuoto.

Ma il vuoto, per i gatti, non esiste mai.

Un giorno, mentre osservava una macchia di luce sul pavimento che lentamente si spostava seguendo il sole, il gatto capì una cosa che lo turbò profondamente: più cercava di controllare tutto, più il mondo gli scivolava tra le zampe.
La luce non si fermava quando lui la fissava, i rumori non si spiegavano quando li inseguiva, e le persone continuavano a fare cose incomprensibili come spostare oggetti “per ordine” o cambiare stanza senza motivo apparente.

Così il gatto iniziò a essere inquieto.

Si muoveva spesso, cambiava posto per dormire, si alzava di scatto come se avesse dimenticato qualcosa di fondamentale, e ogni tanto guardava gli umani con quell’espressione che sembra dire: “Voi sapete qualcosa che io non so”.

Una sera, stanco di cercare risposte, si sdraiò accanto a un altro gatto, più piccolo di lui, che non sembrava interessato a capire niente ma che dormiva profondamente, con il respiro lento e il corpo completamente rilassato, come se il mondo fosse un posto affidabile.

Il gatto che voleva capire tutto lo osservò a lungo.

E capì, finalmente.

Capì che non tutto va spiegato, che alcune cose si accettano e basta, che il mondo non chiede di essere controllato ma attraversato, e che spesso chi sembra più ingenuo è semplicemente più saggio, perché ha imparato prima degli altri una verità fondamentale.

Che la sicurezza non nasce dal sapere tutto, ma dal fidarsi abbastanza da potersi fermare.

Da quella sera il gatto continuò a osservare, perché i gatti osservano sempre, ma smise di pretendere risposte immediate.
Scelse con più cura dove dormire, si agitò un po’ meno e, ogni tanto, chiudeva gli occhi senza aspettare che tutto fosse chiaro.

E scoprì che, proprio in quei momenti, il mondo smetteva di sembrare minaccioso.

Morale felina

Non tutto va capito subito.
Alcune cose vanno solo sentite.
E i gatti, quando vogliono, lo sanno meglio di chiunque altro.