Vedere un gatto che sbava non è mai una scena rassicurante.
Non è come nei cani, che sono nati con il pacchetto completo “saliva + entusiasmo + lingua a vista” e quindi una gocciolina non sconvolge nessuno: nei gatti la bava ti fa subito pensare che stia per succedere qualcosa di brutto, perché il gatto, di solito, è un animale composto, pulito, controllato… e quando inizia a colare sembra che stia violando un regolamento interno.
Detto questo: sbavare non significa automaticamente emergenza, ma è uno di quei segnali che non conviene ignorare a occhi chiusi, perché nella maggior parte dei casi qualcosa dietro c’è. A volte è una stupidata, a volte è dolore, a volte è nausea, e a volte è proprio la classica situazione “io ho mangiato una cosa che non dovevo e adesso faccio la vittima”.
Quindi facciamola semplice: il gatto che sbava va interpretato come si interpretano i gatti sempre — contesto, quantità, durata e sintomi attorno. Il resto è panico inutile.
Quando sbavare è “quasi” normale (e puoi respirare)
Ci sono casi in cui la saliva è più che altro un effetto collaterale, non un dramma.
Troppa felicità (sì, esiste davvero)
Alcuni gatti, quando li accarezzi nel punto esatto dove si “sciolgono” — mento, guance, testa, base delle orecchie — entrano in modalità estasi pura.
Fanno fusa, impastano, si afflosciano come un budino caldo… e a volte, nel mezzo di questa trance emotiva, esce anche un filo di bava.
Non è comunissimo, ma succede. E in quei casi lo riconosci perché:
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il gatto è rilassato
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cerca la coccola
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non sembra a disagio
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la bava è poca e dura poco
È la versione felina del “mi hai fatto troppo bene e adesso non controllo più niente”.
Umiliante? Sì. Preoccupante? Di solito no.
Odori irresistibili e cibo da sogno
Poi c’è l’altra situazione: il gatto che sbava perché ha annusato qualcosa che per lui è pornografia alimentare.
Tonno, prosciutto, pollo arrosto, spezzatino… basta un odore “importante” e lui inizia a salivare come se stesse per firmare un contratto.
Qui la bava è leggera, momentanea, e sparisce appena finisce lo stimolo.
Se invece sbava anche dopo, senza che ci sia cibo in giro, allora cambiamo categoria.
Le cause che richiedono attenzione (qui non si scherza)
Se il gatto sbava spesso, sbava tanto, o soprattutto sbava con un’aria strana, di solito non è “felicità” e basta.
Problemi ai denti o alla bocca: la causa numero uno
Il motivo più comune è la bocca: gengivite, stomatite, tartaro, ulcere, denti doloranti, infezioni.
E qui la cosa infame è che i gatti sul dolore sono attori incredibili: fanno finta di niente finché possono, e tu te ne accorgi quando il problema è già bello avviato.
Segnali tipici che vanno insieme alla bava:
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mangia più lentamente o mastica “strano”
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lascia cadere il cibo
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scuote la testa mentre mastica
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evita le crocchette e preferisce cose morbide
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si pulisce la bocca con insistenza
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alito pesante (quello che “non è alito”, è un avvertimento)
In questi casi la sbavata non è teatro: è fastidio o dolore.
E la cosa giusta non è aspettare che “passi da sola”, perché spesso peggiora.
Nausea: nel gatto si presenta così
Il gatto nauseato raramente fa la scena classica “sto per vomitare” come un umano.
Molte volte sbava e basta, magari con:
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leccatine continue
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bocca che si muove come se avesse qualcosa incastrato
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sguardo strano, un po’ perso
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si avvicina alla ciotola e poi se ne va
E tu lo guardi e non capisci se sta per vomitare o se sta recitando Shakespeare.
Comunque sì: la nausea nei gatti può dare bava, e non è raro.
Ha ingerito qualcosa di irritante (piante, prodotti, saponi)
Questa è una categoria che a me fa salire subito l’ansia, perché può diventare seria.
Il gatto può sbavare tanto se ha leccato o ingerito qualcosa che irrita la bocca:
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piante tossiche o irritanti
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detersivi, sgrassatori, candeggina (anche solo residui)
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sapone, schiume, prodotti da bagno
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sostanze strane trovate in giro (e loro le trovano SEMPRE)
In questi casi la saliva spesso è una risposta “difensiva”: il corpo tenta di diluire, lavare via, liberarsi.
E qui conta tantissimo una cosa: quanto sbava e quanto dura.
Perché se l’episodio è intenso o prolungato, non è da minimizzare.
Dolore generale
Sì, anche il dolore “non in bocca” può far sbavare: addome, gola, malessere forte.
Il gatto non ti dirà “ho male”, ma lo vedi: postura diversa, rigidità, poca voglia di muoversi, sguardo chiuso, irritabilità.
E la bava, in quel contesto, è solo un pezzo del quadro.
Stress e paura
Alcuni gatti sbavano quando sono stressati: trasportino, auto, rumori forti, veterinario (che è un’attrazione turistica dell’orrore).
Qui la sbavata spesso è associata a tensione, pupille dilatate, respiro diverso, corpo “teso”.
Non è bello, ma almeno è riconoscibile: sbava in quel momento lì, poi passa.
Quando è un’emergenza vera (e non devi aspettare)
Qui non facciamo gli stoici.
Se vedi queste cose, non aspetti “domani vediamo”.
Bava improvvisa e abbondante
Se parte tutto di colpo e la saliva è tanta, può esserci:
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corpo estraneo in bocca o in gola
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irritante ingerito
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nausea forte
Bava densa, puzzolente, “brutta”
Se è appiccicosa, maleodorante o sembra “sporca”, spesso è infezione o problema orale serio.
Bava + vomito ripetuto o segni di intossicazione
Se sbava e continua a vomitare, o lo vedi davvero strano, qui l’intossicazione è un’ipotesi da prendere sul serio.
Bava + non riesce a chiudere bene la bocca
Trauma, dolore forte, problema dentale grave. In pratica: sta male.
E quando un gatto sta male davvero, non te lo dice con educazione. Te lo mostra con questi segnali.
Conclusione: la bava non si ignora, ma non si panica
Il gatto che sbava non è un sintomo da archiviare con un “mah, sarà caldo”.
A volte è solo un eccesso di piacere o di fame, sì. Ma più spesso è un messaggio del corpo: bocca, stomaco, stress o qualcosa che lo sta irritando.
La regola pratica è questa: se è poca, dura poco e il gatto è normale, probabilmente non è grave.
Se invece è tanta, si ripete o il gatto cambia comportamento, allora non fare l’eroe: fai la cosa più intelligente e veloce, cioè una visita o almeno una telefonata al veterinario.
Perché coi gatti funziona sempre allo stesso modo: quando ti fanno vedere il problema, di solito è già lì da un po’.




















